“Guardami!” (il misterioso fascino delle cose)

Condividiamo il contributo online a firma di Arlo Canella, pubblicato sul sito dello Studio Legale Canella Camaiora, che ce ne ha espressamente concesso facoltà.

La protezione del design (“il misterioso fascino delle cose”) è ciò di cui mi occupo più spesso in veste di avvocato.

Lasciatemi usare un paragone azzardato. Quando osserviamo una persona per la prima volta, non ne possiamo sapere nulla. Astronauta, Medico, Avvocato? Non possiamo sapere se, nella vita di tutti i giorni, uno sconosciuto canti, reciti o faccia l’impiegato.

Siamo costretti a fermarci a quello che possiamo intuire dalle proporzioni del volto, dall’atteggiamento che assume, dallo sguardo. Si tratta di una valutazione solo esteriore che, trascendendo un’accurata analisi, si fa trascinare dal fascino emanato da ciò che è… oggetto di osservazione.

Così, se l’estetica umana può farci vivere esperienze indimenticabili, a volte questo succede anche per gli oggetti, per le cose: questo è il potere del Design.

Proteggere il misterioso fascino delle cose è il mio mestiere (per avere una consulenza personalizzata sulla protezione del Design è possibile contattarmi attraverso la pagina del nostro sito Web dedicata alla proprietà intellettuale). Oggi qui mi limiterò a darvi qualche indicazione di massima.

COME SI PROTEGGE IL DESIGN?

La difficoltà di proteggere il Design risiede nell’ineludibile obbedienza nei confronti di un “imperativo idiota”. Occorre dividere ciò che non sempre può essere diviso: Funzionalità ed Estetica.

La Legge conosce i brevetti per invenzione industriale (l’innovazione tecnologica), i modelli di utilità (l’innovazione funzionale/ergonomica), i modelli ornamentali (almeno così si chiamavano un tempo i brevetti tesi a proteggere l’estetica industriale). In tutti questi casi la Legge riserva (quasi sempre) la durevole protezione monopolistica dell’innovazione ad una domanda amministrativa di Brevetto.

compensato curvato

IL DESIGN COME “ARTE PURA”

E poi esiste la protezione data dal diritto d’Autore (il c.d. Copyright) che punta a valorizzare quegli oggetti industriali che sono ormai considerati dalla collettività Arte Pura (ovvero dotati del c.d. valore artistico come recita la Legge). Questo secondo tipo di protezione, in astratto, nasce con la creazione: quando l’idea astratta si traduce materialmente in forma concreta. Però il c.d. plauso della collettività (ovvero il valore artistico) potrà giungere solo in un momento successivo.

Per questa ragione, non potendo attendere i posteri, è sempre utile premunirsi, depositando una domanda di brevetto (sia esso per disegno, per modello o per invenzione).

QUAL È IL COMPITO DEGLI AVVOCATI DEL DESIGN?

I Progettisti legati all’Industrial Design sono chiamati ad analizzare le cose (i prodotti) che ci circondano, il comportamento umano, l’interazione, le esigenze quotidiane, i gesti, i materiali, il gusto del momento… Noi Avvocati esperti della materia siamo tenuti ad ascoltarli, ad osservare attentamente i frutto dei loro sforzi  per poter scegliere la migliore strategia di protezione disponibile. Ma non è cosa da tutti.

Articolo scritto da Arlo Canella avvocato presso lo Studio Legale Canella Camaiora.

Anche i Designer si siedono (le origini dell’Industrial Design)

Condividiamo il contributo online a firma di Arlo Canella, pubblicato sul sito dello Studio Legale Canella Camaiora, che ce ne ha espressamente concesso facoltà.

L’industrial design è attorno a noi.  Lampade, attaccapanni, poltrone, tavoli  perfino una sedia  caratterizzano la nostra vita e condizionano i nostri gesti quotidiani. A seconda delle nostre personali abitudini alcuni oggetti sono più importanti di altri. Molti hanno una storia antica, altri sono relativamente moderni.

Tutti questi oggetti… sono l’applicazione di un’idea che ha dato origine ad un progetto, ad un disegno, ed infine ad un risultato.

I servizi di azione a tutela del Design e di registrazione del design sono solo alcuni dei nostri servizi dell’area: diritto del Design.

MA QUANDO NASCE L’INDUSTRIAL DESIGN?

Le sue origini sono misteriose. Da avvocato posso riassumere la faccenda, banalizzandola, dicendo che l’Industrial Design nasce insieme al concetto di prototipo ed alla produzione in serie.

  • L’Artigiano deve soddisfare le esigenze specifiche di un solo committente.
  • Il Designer deve fare i conti con la modernità che poi significa rivolgersi contemporaneamente ad un numero indefinito (massivo) di interlocutori: l’estetica, la funzionalità e l’ergonomia divengono collettive.

Si tratta di sfide differenti ma possono senz’altro sfociare nell’Arte. Ai posteri (ed alla collettività) spetta l’ardua sentenza.

Proviamo quindi a sintetizzare le ere dell’Industrial Design (tra i miti, qualche immagine, ed un paio di paletti temporali).

LA SEDIA DEI PROFETI (DEL MINIMALISMO).

Nel 1774 gli Shakers, i seguaci di un movimento religioso ascetico ancora più estremo del puritanesimo, fuggirono dall’Inghilterra per rifugiarsi negli Stati Uniti. Così come molti avevano fatto prima di loro, i c.d. profeti di Cévennes fondarono villaggi, comunità eremitiche rurali, dedite esclusivamente al lavoro ed alla preghiera.

Il celibato più austero e la negazione della proprietà determinarono, tanto nell’abbigliamento quanto negli arredi, il più puro utilitarismo funzionale (meticolosamente perseguito mediante il rifiuto di ogni decorazione individualizzante).

E’ davvero paradossale poter notare come la prima produzione in serie sia nata da esigenze tutt’altro che industriali. Il comunismo spirituale degli Shackers infatti portò ad una tale omologazione negli oggetti quotidiani da determinarne il più spinto minimalismo estetico.

Forse proprio per questa ragione gli elementi d’arredo degli Shackers sono tanto apprezzati e ricercati dai collezionisti contemporanei.

“LA SEDIA DELLE SEDIE” E LA NASCITA DELL’INDUSTRIAL.

Michael Thonet (1796-1871) era innanzitutto un esperto artigiano: egli ha letteralmente esplorato i confini delle caratteristiche fisiche del legno, inventando tecniche per la sua piegatura decisamente innovative. Tenta di ottenere un brevetto a tutela dei propri sforzi applicativi sin dal 1841 e finalmente il 10 luglio 1856 ottiene un brevetto “per la produzione di sedie e gambe di tavoli in legno curvato, ottenute mediante l’azione di vapore o di liquidi bollenti“.

Nel 1853, a Vienna, fonda la sua azienda, la “Gebrüder Thonet” che ha potuto godere per oltre un decennio del diritto esclusivo di produrre le inconfondibili sedie di faggio curvato in tutto l’impero austroungarico. Insomma, è la stessa tecnica di produzione industriale, ideata e brevettata da Michael Thonet, ad aver generato quella riconoscibilità stilistica divenuta eterna: il c.d. modernismo classico.

Del resto è proprio per questo motivo che la Thonet n° 14, tutt’oggi in produzione, viene chiamata “la Sedia delle Sedie“.

DALLA DEGENERAZIONE INDUSTRIALE ALL’ART NOUVEAU

Quando i sistemi di produzione industriale stavano mettendo da parte la ricerca estetica (ed il gusto) si rese necessario fondare uno stile nuovo (senza rinnegare l’uso dei macchinari). Tra il 1890 ed il 1910 si affermò quindi l’esigenza di ricercare una nuova progettazione armonica: LArt Nouveau appunto. I suoi valori estetici influenzarono ogni tipo di prodotto, incluse le sedie ovviamente, con specifici protagonisti e declinazioni territoriali.

Cercherò quindi di sintetizzare (nonostante sia quasi impossibile) con una Sedia per ogni Autore.

IL DESIGN MODERNISTA SI TINGE DI POLITICA: LE AVANGUARDIE

Anche il design, così come l’arte, può essere portatore di messaggi politico-sociali. Si “rompono le righe” e si va in avanscoperta… Il messaggio è così forte che deve necessariamente essere nitido, supremo, logico, schiacciante!

La negazione di ciò che è stato diventa utile per indagare la nuova via (che sembra davvero dietro l’angolo).

Stando seduti, vedremo soffiare il vento delle avanguardie per tutto il il XX° secolo…

VERSO GLI ANNI ’30: “ARCHITETTO? NO, DESIGNER!”

Artigianato ed Industria si stringono la mano e lo fanno accondiscendendo alla nascita di una nuova figura professionaleil Designer. Ogni oggetto (anche una sedia) svolge una funzione precisa ed è pertanto degna di un’analisi (estetica e funzionale) che ben può essere indipendente dallo spazio architettonico che la circonda.

Una finalità v’è di certo e per raggiungerla serve certamente una buona tecnica. Compito del Designer sarà designare l’Industria o l’Artigianato tradizionale della soddisfazione di quelle esigenze che egli stesso ha ricercato ed identificato (Sedersi comodamente? Sedersi con stile? Sedersi per lavorare? Perché sedersi?)

Del resto vi sono icone della modernità che non hanno davvero nulla a che vedere con la produzione industriale.

… e poi, la lavorazione capitonné, può essere prodotta industrialmente?

Articolo scritto da Arlo Canella avvocato presso lo Studio Legale Canella Camaiora.

Fuorisalone Monza: concorso e mostra sul compensato curvato

Fuorisalone di Monza: la ripartenza dopo la Pasqua

La Pasqua si avvicina e, anche se non la trascorreremo in famiglia e non potremo fare la meritata vacanza che quest’anno ci è stata negata dall’emergenza COVID-19, si tratta tuttavia di un momento per riflettere. In particolare, noi di Condominio Solutions ci teniamo a sottolineare come in questi ultimi mesi abbiamo recuperato un’economia fatta dei frutti del nostro lavoro e come abbiamo capito di essere in grado di farcela da soli, anche se lo Stato non ci sostiene.

Sarà questa la nostra Resurrezione, festeggiare i tanti momenti lavorativi e le piccole soddisfazioni che ci siamo, a fatica, conquistati. Ecco perché, il nostro augurio va alle tante aziende che, da sole, aiutano l’economia italiana. Ma non si deve disperare e lo sguardo di Condominio Solutions è sempre proiettato al futuro, al Fuorisalone di Monza per la mostra su Joe Colombo e la presentazione dei lavori del concorso “Curvare lo Spazio” dedicati al compensato curvato.

“Curvare lo Spazio”: diamo spazio ai giovani designer

Con il concorso “Curvare lo Spazio” Condominio Solutions ed Econetwork intendono dare spazio ai giovani designer che studiano la lavorazione del compensato curvato e si sono da poco affacciati al mondo della progettazione o stanno per farlo. L’obiettivo del concorso è dare ai giovani dai 18 ai 35 anni l’opportunità di collaborare con aziende leader del settore e, in occasione del Fuorisalone di Monza, saranno selezionati 5 progetti.

Si tratta di un’occasione di ampia visibilità e di respiro internazionale, data anche la partecipazione di un gruppo di giovani designer iraniani con le loro proposte sul tema del compensato curvato. Lo spazio, nell’ambito del concorso, è intesi come: “il luogo indefinito e illimitato in cui si pensano contenute tutte le cose materiali, le quali, in quanto hanno un’estensione, ne occupano una parte e vi assumono una posizione, definita mediante le proprietà relazionali di carattere qualitativo (sempre relative a una certa scala) di vicinanza, lontananza, di grandezza.”

Uno spazio che i partecipanti devono saper trattare presentando un’idea progettuale che coniughi il tema del concorso – il compensato curvato – con il mondo dell’industria e dell’artigianato. Saranno, in questo contesto, valutati positivamente i nuovi modi di pensare il compensato curvato, la ricerca di nuovi materiali e la proposta di idee di arredo e oggetti funzionali all’abitare contemporaneo. Il lavoro riguarderà le seguenti aree tematiche:

– complementi d’arredo;
– componenti per il benessere in ambito domestico;
– complementi di arredo per esterni;
– oggettistica per la casa. Scopri di più sul concorso qui.

Una mostra per ricordare Joe Colombo, l’artista del compensato curvato

Accanto alla presentazione dei progetti vincitori del concorso “Curvare lo Spazio”, durante il Fuorisalone di Monza Econetwork e Condominio Solutions hanno pensato di organizzare una mostra dedicata a Joe Colombo (1930-1971), artista che da sempre ha utilizzato questa tecnica della lavorazione del legno nella realizzazione di oggetti di design.

Molto apprezzata ancora oggi è la sua Sbalzo Sedia, formata da una struttura in tubolare d’acciaio con finitura in cromo lucido a cui si agganciano due semi-sedili rivestiti in pelle e in compensato curvato. Si tratta di una seduta impilabile e confortevole, perfetta per la casa e il contract. Altrettanto conosciuta è la coppia di poltrone modello 4810 realizzata da Joe Colombo per Kartell con elementi curvati in legno compensato uniti a secco e laccati in bianco.

Si tratta di importanti testimonianze di come il compensato curvato rappresenti una tecnica di lavorazione del legno dall’alto valore artistico e design, ma soprattutto una tradizione antica e tutta italiana da salvaguardare e trasmettere alle generazioni future. Magari, perché no, proprio uno spunto da cui l’industria del legno e del design potrà ripartire una volta passata l’emergenza COVID-19.

Come curvare il compensato


Per chi non lo sapesse, il legno compensato è un pannello con più fogli sottili di legno incollati tra loro e disposti a fibre incrociate. La parola compensato, infatti, deriva dalla principale caratteristica di questo legno: compensare le tendenze alla deformazione dei due fogli vicini. Si tratta, tuttavia, di un materiale leggero, resistente all’umidità e facile da lavorare, per questo molto apprezzato dagli interior designer.

In particolare, i più esperti modellano il legno creando una curvatura, che regala al compensato una particolare silhouette e lo rende perfetto per la realizzazione di mobili e piccoli elementi di arredo belli e di prestigio. Tanti sono i sistemi per curvare il legno in modo provvisorio o definitivo e in questo post ne vediamo alcuni.

Curvare il compensato: il sistema della curvatura ad intagli

La tecnica più utilizzata per curvare il compensato è quella degli intagli, perfetta per gli elementi decorativi data la limitata resistenza della curva. In primo luogo è importante esaminare la struttura del compensato per controllare che il legno sia abbastanza tenero, intaccando la punta con un cacciavite e analizzando l’impronta. Successivamente si realizzano tagli perpendicolari rispetto alla curvatura da ottenere, chiamati scanalature o intagli. A questo punto il legno è pronto per essere piegato, in modo lento e graduale per permettere alle fibre del compensato di estendersi senza rompersi.

La curvatura a raggi differenti

Un secondo sistema per creare il compensato curvatoè la curvatura a raggi differenti, da realizzare con una dima e una matrice. Si tratta di un metodo che permette di realizzare curve con raggi diversi e usando più matrici si possono ridurre i raggi di curvatura fino a listelli dello spessore inferiore ai 7 millimetri. Questa curvatura permette di utilizzare il compensato curvato per la realizzazione di mobili, porte e pannelli divisori, ma anche di diverse tipologie di rivestimento.

Compensato curvato: la curvatura a vapore

La curvatura a vapore è la tecnica di curvatura che permette di ottenere i migliori risultati, anche se più complessa e particolare dato che va realizzata in una camera a vapore acqueo. Una volta ammorbidito il legno lo si blocca nella sagoma desiderata con dei morsetti e lo si lascia asciugare fino alla completa asciugatura. Il risultato è un compensato curvato impiegato per costruire, anche in questo caso, mobili, porte e pannelli divisori, ma anche rivestimenti vari.

Come vedi sono tante e diverse le tecniche per curvare il compensato a disposizione degli interior designer per ottenere mobili e complementi d’arredo prestigiosi ed eleganti.

Compensato curvato: una tradizione tutta italiana


Comincio col dire che lavorare il compensato curvato è una tradizione tutta italiana. Nei miei ricordi di bambina, in particolare, c’è tutto il fervore della Brianza produttiva e di una famiglia come quelle di una volta, con nonni, genitori, cugini e zii che vivono tutti assieme vicino alla fabbrica di compensati curvati.

Una fabbrica attiva, con quasi cento operai addetti alla produzione del compensato curvato, una nuova tecnologia che si stava affermando con prepotenza nel mercato del mobile, dopo aver visto la nascita nei Paesi del Nord Europa. Una tecnologia, quella del compensato curvato, portata in Italia da giovani designer affascinati da quelle forme curve, che rendevano a volte più audaci, a volte più morbidi i mobili.

Carlo Ratti e la produzione del compensato curvato in Italia

Designer italiani che amavano il cambiamento e la sperimentazione decidono di collaborare con mio nonno, Carlo Ratti, il primo a lavorare in Italia i mobili con la tecnica del compensato curvato e ad avviare una nuova era del design in Italia. Tra i tanti designer che hanno poi deciso di utilizzare questa tecnologia amo particolarmente Joe Colombo, a cui sarà dedicata una mostra al Fuorisalone di Monza in occasione della presentazione dei lavori dei designer under 35 che hanno partecipato al concorso “Curvare lo Spazio da noi organizzato.

Una curiosità? Parlando con la curatrice del museo dedicato a Joe Colombo ho scoperto che nel suo studio si trova un prototipo di sedia realizzata proprio da Carlo Ratti a partire da uno schizzo di Joe Colombo. Purtroppo l’opera è rimasta un prototipo e non è mai stata messa in produzione per una problematica alle gambe, ma verrà comunque esposta alla mostra con il nome “Farfalla” di cui ricorda le sembianze.

Giulia Berruti e il suo ruolo nella fabbrica del compensato curvato

Con il passare degli anni, ai giochi in cortile si sostituisce il lavoro in fabbrica al termine degli studi superiori. In particolare, il mio compito era quello di portare a fine mese le fatture alle fabbriche e farmi pagare con le cambiali, secondo l’usanza del tempo. Mi recavo da aziende come la Molteni di Giussano e da piccole botteghe artigiane che usavano il compensato curvato per la produzione di schienali e braccioli dei divani, allora molto in voga. Si trattò di un periodo fantastico, in cui ebbi la possibilità di entrare in contatto con molte persone e con le loro storie personali e professionali.

Dopo il compensato curvato: il ricordo di questa tecnologia

Tuttavia, negli stessi anni i designer stavano cominciando a sperimentare altri materiali, tra cui il poliuretano, con cui ottenere le stesse curvature del compensato ad un prezzo più basso. La conseguenza? Dati gli alti costi del compensato curvato, questa tecnica venne man mano abbandonata.

Ora ogni membro della grande famiglia ha una sua attività in proprio, eppure in quanto organizzatrice di eventi sento mio il dovere di raccontare agli italiani la storia del compensato curvato, tecnologia ormai dimenticata e di cui neanche i libri di scuola parlano più.

Tutto questo nonostante sui siti di modernariato le opere in compensato curvato di Carlo Ratti e della Compensati Curvi, azienda di mio zio Antonio, vengano tuttora venduti a prezzi molto alti.

Per mantenere viva questa tradizione di famiglia è stato scritto un libro di 1000 pagine sulla storia del compensato dagli albori ad oggi e stiamo cercando un editore per la sua pubblicazione. Accanto a questo grande lavoro di mio cugino Carlo, io Giulia ho deciso di realizzare una mostra sul compensato curvato nell’attesa che sia qualche membro della famiglia a raccogliere la tradizione e portarla avanti nel tempo.

Ritengo, infatti, che oggi il compensato curvato abbia ancora molto da offrire alle aziende del mobile e al mondo del design, tant’è che se in Italia ha un utilizzo di nicchia, i Paesi nordici e i grandi designer come Philippe Starck continuano ad utilizzarlo.

Compensato curvato: presente, passato e futuro

Compensato curvato: una nuova tecnologia a disposizione dei designer

È possibile che una tecnologia di lunga storia, come quella del compensato curvato che ha stimolato i più grandi designer d’Italia, possa essere ancora oggi utilizzata per rendere un prodotto più innovativo? Dopo un periodo di grande diffusione, questo materiale era stato abbandonato per via dei costi ed usato in modo improprio, eliminando tutta la bellezza che derivava dalla sua sinuosità ed armonia. Una bellezza ancora ampiamente riconosciuta nei Paesi nordici, che da sempre usano i compensati e che vantano grandi architetti come Philippe Starck, che hanno recentemente utilizzato proprio il compensato curvato per creare pezzi unici nel loro genere.

Non solo: anche le aziende giapponesi hanno presentato lo scorso anno al Fuorisalone diverse opere realizzate utilizzando i compensati e in particolare il compensato curvato. Un utilizzo innovativo del legno avviato dalla Sumitomo Forestry, società giapponese specializzata nella lavorazione de legname, che controlla oggi oltre 40.500 ettari di foresta.

Infine sempre al Fuori Salone ho ammirato e fotografato opere di artisti e designer italiani ed internazionali proposte nei vari stand, con produttori che arrivavano addirittura dall’Australia.

Compensato curvato: un interesse che nasce dal passato

Il mio interesse per il compensato curvato nasce tuttavia nel passato di famiglia, dato che mio nonno è stato il primo in Italia a piegare questo materiale. Una tradizione che ho deciso di riportare in vita con mio cugino Carlo Ratti, con cui nel 1986 ho scritto il libro, presentato in Triennale, “Il compensato curvato, i progetti ed i progettisti italiani”. Oggi l’interesse per il compensato è tornato alla ribalta e abbiamo deciso di promuovere questo materiale anche con l’aiuto dell’assessore alla cultura del Comune di Monza, Massimiliano Longo con una mostra realizzata lo scorso anno al Fuorisalone di Monza.

Compensato curvato: un progetto che guarda al futuro

Dopo aver parlato del passato, è ora di pensare al futuro e a come far innamorare di questo materiale i giovani designer. Per questo abbiamo deciso di indire un concorso dal titolo “Curvare lo spazio”, i cui progetti saranno esposti presso la Galleria Civica di Monza dal 18 al 24 aprile.

Per conoscere come partecipare al concorso, ti invitiamo a scaricare il bando qui.

La mostra rappresenterà anche l’occasione per far conoscere un precursore della lavorazione del compensato curvato, Joe Colombo, artista morto prematuramente e i cui progetti sono esposti in tutti i maggiori musei di design a livello mondiale.