Compensato curvato: una tradizione tutta italiana


Comincio col dire che lavorare il compensato curvato è una tradizione tutta italiana. Nei miei ricordi di bambina, in particolare, c’è tutto il fervore della Brianza produttiva e di una famiglia come quelle di una volta, con nonni, genitori, cugini e zii che vivono tutti assieme vicino alla fabbrica di compensati curvati.

Una fabbrica attiva, con quasi cento operai addetti alla produzione del compensato curvato, una nuova tecnologia che si stava affermando con prepotenza nel mercato del mobile, dopo aver visto la nascita nei Paesi del Nord Europa. Una tecnologia, quella del compensato curvato, portata in Italia da giovani designer affascinati da quelle forme curve, che rendevano a volte più audaci, a volte più morbidi i mobili.

Carlo Ratti e la produzione del compensato curvato in Italia

Designer italiani che amavano il cambiamento e la sperimentazione decidono di collaborare con mio nonno, Carlo Ratti, il primo a lavorare in Italia i mobili con la tecnica del compensato curvato e ad avviare una nuova era del design in Italia. Tra i tanti designer che hanno poi deciso di utilizzare questa tecnologia amo particolarmente Joe Colombo, a cui sarà dedicata una mostra al Fuorisalone di Monza in occasione della presentazione dei lavori dei designer under 35 che hanno partecipato al concorso “Curvare lo Spazio da noi organizzato.

Una curiosità? Parlando con la curatrice del museo dedicato a Joe Colombo ho scoperto che nel suo studio si trova un prototipo di sedia realizzata proprio da Carlo Ratti a partire da uno schizzo di Joe Colombo. Purtroppo l’opera è rimasta un prototipo e non è mai stata messa in produzione per una problematica alle gambe, ma verrà comunque esposta alla mostra con il nome “Farfalla” di cui ricorda le sembianze.

Giulia Berruti e il suo ruolo nella fabbrica del compensato curvato

Con il passare degli anni, ai giochi in cortile si sostituisce il lavoro in fabbrica al termine degli studi superiori. In particolare, il mio compito era quello di portare a fine mese le fatture alle fabbriche e farmi pagare con le cambiali, secondo l’usanza del tempo. Mi recavo da aziende come la Molteni di Giussano e da piccole botteghe artigiane che usavano il compensato curvato per la produzione di schienali e braccioli dei divani, allora molto in voga. Si trattò di un periodo fantastico, in cui ebbi la possibilità di entrare in contatto con molte persone e con le loro storie personali e professionali.

Dopo il compensato curvato: il ricordo di questa tecnologia

Tuttavia, negli stessi anni i designer stavano cominciando a sperimentare altri materiali, tra cui il poliuretano, con cui ottenere le stesse curvature del compensato ad un prezzo più basso. La conseguenza? Dati gli alti costi del compensato curvato, questa tecnica venne man mano abbandonata.

Ora ogni membro della grande famiglia ha una sua attività in proprio, eppure in quanto organizzatrice di eventi sento mio il dovere di raccontare agli italiani la storia del compensato curvato, tecnologia ormai dimenticata e di cui neanche i libri di scuola parlano più.

Tutto questo nonostante sui siti di modernariato le opere in compensato curvato di Carlo Ratti e della Compensati Curvi, azienda di mio zio Antonio, vengano tuttora venduti a prezzi molto alti.

Per mantenere viva questa tradizione di famiglia è stato scritto un libro di 1000 pagine sulla storia del compensato dagli albori ad oggi e stiamo cercando un editore per la sua pubblicazione. Accanto a questo grande lavoro di mio cugino Carlo, io Giulia ho deciso di realizzare una mostra sul compensato curvato nell’attesa che sia qualche membro della famiglia a raccogliere la tradizione e portarla avanti nel tempo.

Ritengo, infatti, che oggi il compensato curvato abbia ancora molto da offrire alle aziende del mobile e al mondo del design, tant’è che se in Italia ha un utilizzo di nicchia, i Paesi nordici e i grandi designer come Philippe Starck continuano ad utilizzarlo.

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